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domenica 9 novembre 2014

Bertrand Russell: Il mio pensiero (e alcune mie considerazioni sull'Italia)

Bertrand Russell (1872-1970) è stato uno dei più importanti filosofi britannici del '900.
In questi giorni sto leggendo una raccolta delle sue opere intitolata "il mio pensiero". Il libro è in pratica un insieme di brevi articoli scritti durante la sua vita e sui più disparati argomenti. Tra questi ve ne sono molti davvero interessanti ma oggi voglio parlarvi di uno solo di questi: "Gli scopi dell'educazione".
Russell esamina diversi modelli educativi, posti in essere in tempi diversi e in nazioni diverse, mettendo in evidenza le caratteristiche principali e i risultati raggiunti.
La cosa che Russell mette bene in evidenza è il fatto che alla base di un modello educativo vi è un obiettivo (o più) da raggiungere. Un modello educativo veniva adottato per raggiungere uno scopo prefissato. Avevo già riflettuto in passato su questo argomento principalmente perché in diverse occasioni ho cercato di capire perché l'Italia si trovi in queste condizioni e se in qualche modo sia colpa della scuola.
Di tanto in tanto si sente parlare di riforma della scuola in Italia ma mai ho sentito esporre in maniera chiara gli obiettivi che con una riforma si vorrebbero raggiungere.
Perché?
Forse perché coloro che sbandierano riforme non hanno idea di cosa stanno facendo?
Oppure non vogliono dire cosa stanno facendo?
Ma poi, alla fine, cosa hanno ottenuto realmente in questi anni?
Difficile dirlo.
Una riforma scolastica seria dovrebbe intanto dar vita ad un sistema in cui il modello educativo venga applicato per un sufficiente numero di anni affinché buona parte della popolazione venga interessata. 
Fare una riforma ogni cinque anni ha poco senso, rischia solo di creare frizioni all'interno della società tra gruppi che per età e interessi entrano in competizione diretta.
Di contro periodi troppo lunghi potrebbero essere ugualmente dannosi rendendo il paese troppo rigido.
Mi vien da pensare che probabilmente i nostri governanti non hanno la capacità o il coraggio di dire a tutti cosa stiano facendo, in linea di massima ritengo che non sappiano cosa stanno facendo.
Una delle cose che si insegnano ai militari è la pianificazione. 
Bene, può la pianificazione sociale aiutare l'Italia ad uscire dalla crisi (non solo economica ma di valori) che sta attraversando? E, in particolare, come la scuola potrebbe aiutare ad uscire dalla crisi attuale?
Queste domande devono e possono trovare risposta e, una volta trovate le risposte, i nostri politici dovrebbero impegnarsi in una riforma mirata, cosa che purtroppo non faranno perché troppo impegnati in chiacchiere più o meno inutili e in sterili litigi!

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

martedì 28 gennaio 2014

Crisi e federalismo?

Un giorno qualcuno disse: "in periodo di crisi occorre accentrare..." per spendere meno e gestire meglio l'organizzazione, aggiungo io!

Ma come si può far convivere l'accentramento necessario per superare la crisi (perché, ormai é dato per assodato, siamo in crisi!) con l'idea del federalismo?
Per intenderci, della lotta a parole tra i vari partiti politici italiani non mi interessa niente: cerco solo di ragionare con la mia testa.
Chiarito il soggetto di questa mia prima lettera: crisi e federalismo, cerchiamo di chiarire perché in Italia di questi tempi il federalismo non può essere applicato.

In molti pensano che con il federalismo si possa risparmiare sulle tasse o, quanto meno, si possa penalizzare quella parte di nazione Italia considerata "sprecona"; se siete tra coloro che credono in queste favole mi dispiace deludervi: non é così e ve lo dimostro! Lo stato italiano incamera attualmente circa il 40 % del reddito di un lavoratore per fornire i servizi di base che noi tutti possiamo vedere... eppure già adesso parte delle competenze sono devolute a Regioni, Province, Comuni e altre Autorità e Organizzazioni di ogni tipo... queste funzionano perché ricevono parte degli introiti dello Stato. Negli ultimi anni però (a causa forse della rapacità dei politici o del loro incremento) il trasferimento di fondi verso la periferia é andato via via diminuendo... lasciando il posto ai debiti!
Ma cosa significa tutto ciò, vi chiederete?!?
Semplice: se Regioni, Province e Comuni, Autorità e Autonomie di ogni genere e grado, vorranno in futuro rendere dei servizi al cittadino dovranno imporre delle proprie tasse! E con ciò credo di avervi dimostrato che il "federalismo all'italiana" non permetta di diminuire le tasse ma, al contrario, causerà un aumento "non omogeneo sul territorio nazionale" delle stesse.

Secondo punto: il federalismo servirà almeno a penalizzare l'Italia "sprecona" o "ladrona", come dicono alcuni.
Mi dispiace ma ancora una volta non condivido. il federalismo non penalizza quella parte d'Italia ma "tutta l'Italia"! e ve lo dimostro in due righe: chi sentirà la necessità di servizi di cui non può fere a meno (il Nord Italia?!?) si imporrà delle nuove tasse con le quali organizzare i servizi non più forniti dallo Stato, chi non ne sentirà la necessità perché abituato a non avere servizi (il Sud Italia?!?) semplicemente non lo farà!
Risultato? Nessun cambiamento in meglio; in media più tasse e meno servizi: fallimento della società!

Ma quali saranno le conseguenze sulla Nazione Italia? Terribili...
  • aumento della delinquenza;
  • sfiducia nel futuro;
  • impossibilità a fornire i servizi essenziali per uno Stato, quali "Salute", "Scuola" e "Sicurezza"...
Dove porta tutto ciò?
... dipende da noi italiani... dalle nostre scelte... dalla nostra capacità di capire che il federalismo é solo il primo passo al ritorno al passato, un passato fatto di Signorie e Comuni indipendenti, fatto di lotte fratricide, di guerre e sangue...

Per concludere: federalismo? Inutile al momento, inapplicabile in ogni caso, pericoloso per la Nazione, senza dubbio!

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

domenica 12 gennaio 2014

L'editoriale di agosto di Graffiti on-line: Immigrazione Falso Problema...

Frugando in rete tra i siti amici, ho letto con interesse l'editoriale del mese di agosto 2013 dell'Avvocato Sarcià, sul suo giornale on-line Graffiti.
Argomenti trattati? Tanti, immigrazione, invasione islamica, il lavoro che manca in Italia ed Europa... sempre con graffiante ironia, l'unica arma che ci permette di sopravvivere di fronte alle mancanze della politica!
L'articolo è scritto molto bene e rappresenta, purtroppo, fin troppo fedelmente la nostra realtà italiana. Noi italiani siamo capaci di chiudere gli occhi fino alla fine... e l'Europa non ci aiuta di sicuro. L'emigrazione è un problema europeo ma prima di tutto italiano.
Sono infatti convinto che l'Italia, in qualità di "prima spiaggia" dovrebbe fare qualcosa di più serio ed incisivo che non "accogliere" questi poveracci in centri di accoglienza che di accogliente non hanno niente.
Non ha senso che si tengano per mesi delle persone rinchiuse, in attesa che un giudice si degni di ascoltarli, non ha senso illudere persone che non hanno niente, visto che l'Italia non è più in grado di dare niente!
Se occorrono più giudici per affrontare questa emergenza (che tale nonè in quanto è ormai la norma!) che si assumano!
Se occorrono più poliziotti, che si assumano... oppure che i Carabinieri in servizio di fronte alle case dei politici o a fare le belle statuine nei luoghi di potere facciano invece servizio pubblico (e sia chiaro, lo fanno bene, il loro lavoro, quando qualcuno glielo consente)!
Eppure, nonostante le urla di dolore di tanti, credo proprio che gli italiani non cambieranno mai, la politica non cambierà mai, sempre attenta a rifocillare ignoranti e nullafacenti in cambio di un maledettissimo voto.
Così l'Italia continuerà ad essere la barzelletta dell'Europa...
Ma lasciamo perdere le mie opinioni, vi invito a leggere voi stessi l'editoriale di agosto: Immigrazione FALSO PROBLEMA e fate pure le vostre considerazioni.
Alessandro Giovanni Paolo Rugolo

martedì 24 dicembre 2013

L'editoriale di dicembre di Graffiti on line, "La metafora italiana"

Che popolo siamo? Che destino ci aspetta?
 
Queste le domande con cui l'Avvocato Sarcià inizia l'editoriale sul sito Graffiti on line, un articolo interessante sotto tanti punti di vista, un'analisi impietosa degli ultimi 50 anni di storia della politica italiana!
Ho letto l'editoriale con interesse, nonostante sia veramente deluso dai nostri politici.
Mi è piaciuto in particolar modo il passo in cui introduce la TIVU, la nuova Tassa Italiana Volontaria Unica, che "ognuno pagherà quanto può e quando vuole."
... molto ironico!
Molto interessante anche il paragone con la Concordia. Italia e Concordia accomunate da identica specie di Comandanti... anzi, meglio usare un "c" minuscola, per questo genere di comandanti!
Ma la parte migliore, a mio parere naturalmente, è quando si richiama alla memoria la severità del passato. Cosa che condivido appieno.
Serietà... chissà se qualcuno dei nostri politici, tanto bravi a parlare, sanno cosa significa. Il missionario Matteo Ricci (gesuita, missionario in Cina a cavallo tra il 1500 e 1600) fù definito "uomo straordinario" dai cinesi, riconoscendogli il fatto che "metteva in pratica ciò che predicava...". Scusate la digressione.
L'analisi storica dell'Avvocato Sarcià, impietosa ma perfettamente condivisibile, è degna di un editoriale dei nostri quotidiani di un tempo, perchè ormai nessuno sa più cosa significa "scrivere", forse anche per questo vi è sempre meno gente che compra e legge i quotidiani.
 
Ma è inutile continuare a descrivere l'editoriale, vi suggerisco di leggerlo voi stessi:
 

 

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

domenica 14 aprile 2013

Il preoccupante immobilismo della politica italiana...

Io sono un cittadino italiano e come tale mi sento impotente di fronte allo squallido e insensato teatrino della politica che l'Italia stà regalando al mondo.

Per essere chiari, non è che il fare una brutta figura internazionale mi interessi più di tanto, di ciò dovrebbero preoccuparsi direttamente i nostri rappresentanti, ciò che invece mi riguarda più da vicino sono gli effetti sulla vita di tutti i giorni.

E' sufficiente uscire di casa e andare a far la spesa per sentire le casalinghe lamentarsi della situazione; prendere il treno per sentire i pendolari "ringraziare" animatamente i nostri politici per la situazione dei trasporti pubblici; prendere la Pontina in direzione Roma per essere protagonisti di un viaggio della speranza...

E in tutto ciò, la politica, come interviene?

Sempliece, non interviene per niente!

Purtroppo sono tutti troppo impegnati nell'ascoltare se stessi, i loro discorsi retorici fatti di interventi programmatici, di grandi problemi filosofici (nell'accezione peggiore del termine!) per capire che se trovassero soluzione ai problemi di tutti i giorni risolverebbero in automatico molti problemi degli italiani.

Voglio evitare di fare come loro e calarmi nella realtà, chissà che tra chi legge non vi sia anche qualcuno di coloro che può intervenire e aiutare a risolvere i problemi.

Parliamo del traffico sulla Pontina, vi sono dei punti lungo la strada in cui si creano code e rallentamenti che purtroppo hanno influenza su tutta la strada.
Uno di questi punti è lo svincolo per Spinaceto, basta passarci per rendersi conto che chi ha studiato la viabilità doveva essere un genio incompreso!
Ebbene, cosa ci vuole a capire che occorre intervenire sul posto, ristudiare tutta la viabilità e cercare di velocizzare il traffico?
Niente, lo capirebbe chiunque!
Ma allora perchè non si fa niente?

Eppure, chiunque riuscisse a trovare la soluzione al problema riceverebbe un enorme grazie dalle decine di migliaia di persone che giornalmente percorrono quella strada!

Ma proseguiamo... E' chiaro che a soluzione di un piccolo problema (se paragonato a quelli della politica italiana) qual è quello dei rallentamenti sulla Pontina, ha degli influssi positivi su tutto.
Pensate al fatto che chi va a Roma a lavorare percorrendo la Pontina, arriva al posto di lavoro già stressato e di conseguenza si comporterà durante la giornata.

Ma non è finita, eliminare i rallentamente significa anche diminuire il livello di inquinamento da polveri sottili migliorando la qualità della vita di chi abita nella zona limitrofa e degli automobilisti.

Ed ancora, pensate al tempo risparmiato... e al carburante e... così via!

Questo era solo un esempio.

E allora, se condividete il mio ragionamento, chiediamoci tutti assieme: "perchè nessuno fa niente, di pratico, per uscire dalla crisi italiiana?"

La mia risposta è....... da censurare, e dunque evito, tanto potete immaginare!

Buona domenica a tutti.

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

domenica 2 dicembre 2012

Proseguono i balletti dei nostri politici...

Un'altra settimana di politica urlata in tv.
Tutti pronti a dire cosa deve fare il governo e cosa farebbero se fossero al governo. Tutti pronti a cercare una poltrona in una delle sedi di potere.
Ma poi?
E' una vita che vedo le facce di politici, facce spesso preoccupate, a volte sorridenti, oppure arrabbiate, truci, tristi, sornione... ma dopo tutti questi anni ho imparato a riconoscere le maschere... e quasi sempre si tratta proprio di maschere, indossate per l'occasione.

Unico risultato certo, i politici si susseguono ma i problemi restano, problemi troppo grandi per essere affrontati da persone mediocri.
Non tutti però sono mediocri, ci sono anche sicuramente persone serie che lavorano, ma quanti non saprei dire!

Prima delle elezioni tutti promettono di abbassare le tasse, tutti promettono posti di lavoro ma poi, quando tocca a loro "fare", i discorsi cambiano e nessuno fa mai niente!

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

sabato 17 novembre 2012

I sondaggi della settimana

Oggi voglio condividere con voi lettori alcuni sondaggi da me creati e che potranno fornire informazioni sui gusti dei lettori del mio blog.
Userò la piattaforma Toluna che mi consente di creare sondaggi gratuitamente e condividerli con migliaia di partecipanti.
Devo dire che è una esperienza interessante e spesso la risposta ai sondaggi è molto diversa da quanto immaginavo.
Ma veniamo a noi, i primi sondaggi sono di carattere politico e sociale:
Cosa ne pensate?
Seguite i link se vi va di votare e di vedere cosa pensano gli altri sull'argomento.

Monti candidato alle prossime elezioni?

Il mio livello di fiducia nel futuro é:

I telegiornali sono sempre...

Le prossime elezioni italiane...

Nei prossimi dodici mesi le tasse in Italia...

Quando in tv sento usare termini inglesi...

Le elezioni americane...

Spero che i sondaggi vi interessino, votate e vedete cosa ne pensano i lettori.


Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

sabato 10 novembre 2012

Politica? Sempre le solite barzellette!

Giorno dopo giorno i nostri Signori politici non fanno altro che confermare ciò che tutti già da tempo pensano di loro!
Parlano di programmi ma non dicono in cosa consistono, si lamentano del lavoro del governo ma non abbassano le tasse, sono protettori dei poveri cittadini a parole ma non fanno niente per risolvere i problemi reali dell'Italia.

Perché e per chi dovrei votare alle prossime elezioni?

Se qualcuno si prende la briga di dire: questo è un problema e io lo risolverò, allora lo voto!

I problemi reali ve li dico io, così vi semplifico la vita:
- provincia di Roma, strada Pontina; chi è che si prende la briga di risolvere questo problema?
- pendolari del Lazio, treni sovraffollati; chi è che risolve il problema?

Se qualche partito vuole il mio voto deve risolvere uno di questi due problemi.

Ma al di là del mio voto, che conta veramente poco, perché risolvere uno di questi problemi potrebbe essere vantaggioso per l'Italia?

Non dico niente di nuovo, credo, se dico che consentendo lo spostamento delle persone in tempi ridotti (strade fatte bene e treni efficienti) e in modo agevole ne guadagna la produttività del singolo ma anche dello Stato nel suo complesso. Inoltre si abbassano i consumi di carburante e il livello di stress e di incidenti, il che significa economie dal punto di vista sanitario e benessere!

Ma probabilmente queste cose, seppure alla portata di una persona mediamente ragionevole, non sono alla portata dei nostri politici.

Mi auguro che ci sia qualcuno che prenda in considerazione problemi reali delle persone di tutti i giorni, se lo farà avrà vinto le elezioni!

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

giovedì 23 agosto 2012

Dei delitti e delle pene di Cesare beccaria


Chi era Cesare Beccaria?
Noto per la sua opera "Dei delitti e delle pene", per il resto mi è completamente sconosciuto. Sicuramente per mia colpa, chissà dove mi trovavo o a cosa pensavo quando l'abbiamo studiato a scuola (ma poi, siamo sicuri di averlo fatto?).
Nato a Milano il 15 marzo 1738 da famiglia nobile originaria di Pavia, inizia i suoi studi presso il Collegio Farnesiano di Parma, sotto la guida attenta dei Gesuiti.
All'età di vent'anni si laurea in giurisprudenza a Pavia. In quegli anni inizia a collaborare con l'Accademia dei Pugni di Alessandro e Pietro Verri.
Nel 1761 si sposa con Teresa Blasco da cui avrà una figlia, Giulia. L'importanza di questo matrimonio giudicatela voi, Giulia infatti sarà la madre del ben noto Alessandro Manzoni.
Nel 1764 viene pubblicato un piccolo testo: "Dei delitti e delle pene" che, tradotto in francese l'anno successivo consentirà, anzi ne determinerà il successo a seguito del "Commentaire" di Voltaire.
Nel 1771 ormai famoso, entra a far parte del Supremo Consiglio di economia pubblica, poi, nel 1791 entra nella giunta per la correzione del sistema giudiziario civile e criminale nonché nella commissione speciale per le riforme penali e di polizia.
A pochi anni di distanza, il 28 novembre del 1794 muore per un colpo apoplettico, all'età di soli 56 anni.
Ora, conosciuto meglio il nostro autore, anche se solo per grandi linee, vediamo qualcosa della sua opera più nota "Dei delitti e delle pene".
A differenza dei Promessi Sposi, opera monumentale scritta dal nipote Alessandro, Dei delitti e delle pene è un trattatello di neanche cento pagine ma, non per questo meno importante. Vediamo alcuni aspetti interessanti.
Beccaria inizia la sua opera con un'avvertenza (per il lettore) sul sistema delle leggi dei popoli europei, infatti:

          "Alcuni avanzi di leggi di un antico popolo conquistatore fatte compilare da un principe che dodici secoli fa regnava in Costantinopoli, frammischiate poscia co' riti longobardi ed involte in farraginosi volumi di privati ed oscuri interpreti, formavano quella tradizione di opinioni che da una gran parte dell'Europa ha tuttavia nome di leggi; ed è cosa funesta quanto comune al dì d'oggi che una opinione di Carpzovio, un uso antico accennato da Claro, un tormento con iraconda compiacenza suggerito da Farinaccio sieno le leggi a cui con sicurezza obbediscono coloro che tremando dovrebbero regger le vite e le fortune degli uomini".

Critica severa di un sistema a suo parere disorganizzato, risultato dello "scolo dei secoli i più barbari", il cui scopo è quello di accrescere la legittima autorità dei sistemi in essere procedendo ad una revisione delle parti antiquate o corrotte dagli uomini e dal tempo.
Secondo il Beccaria, i principi morali e politici cui l'uomo obbedisce, nascono per "rivelazione", per "legge naturale" o come "convenzioni fattizie della società". Il fine ultimo è però lo stesso, condurre "alla felicità di questa vita mortale".
Su questa base il nostro Beccaria afferma che esistono "tre distinte classi di virtù e di vizio, religiosa, naturale e politica". 
Capisco che tutto ciò, a qualcuno, possa sembrare noioso, ma ritengo sia invece importante andare avanti nell'esame di quello che è l'avviso al lettore della sua opera.
Per Beccaria il "sistema di vizi e virtù" della politica è variabile, in quanto dipende dagli uomini e dai tempi, mentre l'idea della virtù naturale "sarebbe sempre limpida e manifesta se l'imbecillità o le passioni degli uomini non la oscurassero". Solo l'idea della virtù religiosa è sempre costante "perché rivelata immediatamente da Dio e da lui conservata".
Potrete chiedervi a quale scopo introdurre queste distinzioni, me lo sono chiesto anche io!
Lo stesso Beccaria al fine di non generare confusione chiarisce il motivo, infatti invita i suoi lettori a comprendere bene, prima di criticare la sua opera, quale classe di vizi e virtù in essa si analizzi.
Beccaria invita i lettori a non considerare la sua opera come distruttrice di virtù o di religione ma a cercare, qualora necessario, di convincerlo "o della inutilità o del danno politico che nascer ne potrebbe" dai principi esposti.
Non dobbiamo dimenticare che quando Beccaria scriveva non era troppo difficile inimicarsi la chiesa o il potere temporale e finire all'Indice o in carcere!
Prima di andare avanti vorrei fare notare la considerazione che ha dell'uomo il Beccaria, potrebbe essere passato senza lasciare impressione il termine "imbecillità" o il concetto che l'uomo è spesso guidato dalle "passioni" più che dalla logica. Dico questo perché è un concetto che ricorre anche nella introduzione, che infatti inizia così:
          
          "Gli uomini lasciano per lo più in abbandono i più importanti regolamenti [..] Apriamo le istorie e vedremo che le leggi che pur sono o dovrebbon esser patti di uomini liberi, non sono state per lo più che lo strumento delle passioni di alcuni pochi, o nate da una fortuita e passeggiera necessità! Non già dettate da un freddo esaminatore della natura umana...".
Ecco il perché della necessità di revisionare la legislazione vigente, opera di "passioni di uomini" o di caso fortuito, scolo dei tempi passati.
Che dire. Se tali concetti siano ancora validi a più di due secoli di distanza giudicatelo voi! Io preferisco evitare commenti e procedere oltre.

Nella ricerca dell'origine delle pene il Beccaria da una definizione di "legge" in funzione di "libertà" e di "sicurezza", cosa che ritengo importante notare perché a mio parere sempre valida: 

          "le leggi sono le condizioni, colle quali uomini indipendenti ed isolati si unirono in società, stanchi di vivere in un continuo stato di guerra e di godere una libertà resa inutile dall'incertezza di conservarla. Essi ne sacrificarono una parte (della libertà!) per goderne il restante con sicurezza e tranquillità".
Ecco dunque che per il Beccaria il sacrificio di parte della libertà di ognuno consente alla società così costituita di godere di sicurezza e tranquillità, infatti ecco che proprio da quanto appena detto discende il concetto di "sovranità nazionale": 

          "la somma di tutte queste porzioni di libertà sacrificate al bene di ciascheduno forma la sovranità di una nazione, ed il sovrano è il legittimo depositario e amministratore di quelle".
Naturalmente, tutto ciò valeva nel momento in cui nacquero le società primitive che si diedero delle leggi, oggi invece è semplicemente un dato di fatto, riscontrabile però subito dopo le grandi tragedie umane, le guerre (in particolare le guerre civili), cui segue la ricostruzione di una società spesso basata su leggi costituenti differenti dalle precedenti.
Ancora un passo del Beccaria ci porta a capire perché occorre introdurre un sistema punitivo, ancora una volta a causa della "natura umana", infatti:

         "non bastava informare questo deposito (cioè la sovranità nazionale), bisognava difenderlo dalle private usurpazioni di ciascun uomo in particolare, il quale cerca sempre di togliere dal deposito non solo la propria porzione, ma usurparsi ancora quella degli altri. Vi volevano dei motivi sensibili che bastassero a distogliere il dispotico animo di ciascun uomo dal risommergere nell'antico caos le leggi della società", questi "motivi sensibili" non sono altro che "le pene".
L'uomo origina la società ma è anche causa di disgregazione dovuta alla sua "natura imperfetta". Le pene (i motivi sensibili) non sono solo utili ma necessarie perché altrimenti non sarebbe possibile controllare la natura umana, ecco ciò che mi sembra voglia dire Beccaria e, purtroppo, mi sento di condividere.
Ecco dunque che il sovrano (colui che esercita la sovranità nazionale) ha il diritto (che è anche un dovere verso la società) di punire. 
Beccaria ci dice: 
          "Ecco dunque sopra di che è fondato il diritto del sovrano di punire i delitti: sulla necessità di difendere il deposito della salute pubblica dalle usurpazioni particolari; e tanto più giuste sono le pene, quanto più sacra ed inviolabile è la sicurezza, e maggiore la libertà che il sovrano conserva ai sudditi".
Ma dove è il confine tra "pena giusta" e "pena ingiusta"?
A ciò è d'aiuto Montesquieu; secondo lui è tirannica (e dunque ingiusta) "ogni pena che non derivi dall'assoluta necessità". Secondo Beccaria "fu dunque la necessità che costrinse gli uomini a cedere parte della propria libertà: egli è dunque certo che ciascuno non ne vuol mettere nel pubblico deposito che la minima porzione possibile, quella sola che basti a indurre gli altri a difenderlo. L'aggregato di queste minime porzioni possibili forma il diritto di punire; tutto il di più è abuso e non giustizia, è fatto, ma non già diritto".
Ecco dunque che per Beccaria è la necessità di sicurezza che spinge l'uomo ad aggregarsi in società fino a formare nazioni. Se non vi fosse questo stato di necessità infatti nessun uomo farebbe dono di parte della propria libertà, anzi "ciascuno di noi vorrebbe che i patti che legano gli altri non ci legassero".

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

Italia... cassa integrazione e assistenzialismo

Questo breve post non vuol essere un esame particolareggiato della nostra situazione in materia di cassa integrazione e assistenzialismo ma solo una mia sensazione o considerazione generale che, in quanto tale, potrebbe anche risultare sbagliata.
Considerate dunque ciò che dico come una semplice opinione non supportata, al momento, da prove o fatti.

Penso che uno Stato serio dovrebbe garantire a tutti i cittadini un lavoro con cui poter vivere in modo dignitoso... cosa che peraltro prevede la nostra Costituzione.
Penso che tutti i lavori onesti siano dignitosi
Ritengo che sia compito di ogni cittadino il cercare un lavoro al fine di contribuire al sostentamento della propria famiglia e più in generale allo sviluppo della società...
Sono convinto che l'assistenzialismo spinto dello Stato sia un danno in quanto toglie ai cittadini la voglia di lavorare, se ciò dura troppo a lungo!

Detto ciò, quando i nostri politici capiranno che ciò che occorre all'Italia é l'esempio (nel lavoro come in tutte le cose) e loro devono essere i primi irreprensibili sotto tutti i punti di vista... quando capiranno che le loro discussioni inutili sulla necessità o meno delle riforme (tanto nessuno capisce più cosa intendano con riforme!)... quando la smetteranno di litigare in Parlamento, di corrompere ed essere corrotti, di agire per i propri interessi in vece che per quelli della società, quando insomma cominceranno nell'amministrazione della cosa pubblica a comportarsi correttamente e come si diceva un tempo... "come il buon padre di famiglia", bene, allora e solo allora la loro italia sarà anche la mia Italia!


Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

mercoledì 15 agosto 2012

Potere invisibile e democrazia

Cosa direbbe Norberto Bobbio della situazione attuale dell’Italia?
Parlo della situazione politica ed economica, naturalmente.

Si chiederebbe, forse, da dove partire per cercare di dare un senso a ciò che sta accadendo.

Che strada segue la politica in questi tempi di crisi?

Che fine hanno fatto i politici di un tempo, quelli della cosiddetta prima Repubblica?

Quali poteri forti si muovono all’ombra di uno stato debole e ormai troppo lontano dagli italiani?

Non ho una risposta!

Non possiamo dare noi le risposte che ci avrebbe potuto dare un così grande pensatore di nome Norberto Bobbio, ma possiamo provare a sondare le sue opere, i suoi scritti, i suoi insegnamenti, alla ricerca di un lume in grado di dissipare il buio di questi tempi…

Il 23 novembre 1980 Norberto Bobbio pubblicò un articolo sulla Stampa nel quale spiegava cosa fosse la democrazia, intesa come “il governo del potere visibile, cioè del governo i cui atti si svolgono in pubblico, sotto il controllo della pubblica opinione”. A trentadue anni di distanza mi chiedo se una tale definizione possa ritenersi ancora valida per la democrazia italiana ovvero, secondo tale definizione di democrazia l’Italia è ancora una democrazia?

E ancora, occorre chiedersi se in Italia esista oggigiorno una “pubblica opinione”, o è scomparsa anch’essa?!

A questo punto qualcuno potrebbe chiedere: a cosa ci stiamo riferendo di preciso? A quale problema, tra i tanti che assillano l’Italia, dobbiamo dirigere il famoso lume, qualora ne possedessimo uno, dove dobbiamo dirigere la nostra attenzione? Noi, “pubblica opinione”, non capiamo…

Ebbene, proprio questo è il punto, il problema, il nodo da sciogliere. L’impossibilità di capire!

Non si capisce chi abbia ragione e chi torto. Non si capisce come si sia finiti nella palude economica della recessione. Non si capisce quale tra i politici sia onesto e chi invece disonesto. Non si capisce dove voglia traghettarci il governo Monti come non si capiva quale fosse la politica del governo Berlusconi. Non si capisce cosa stia facendo l’Unione Europea…

Non capire è diventata la regola piuttosto che l’eccezione!

Norberto Bobbio, nello stesso articolo precedentemente citato scrisse: “Non si capisce nulla del nostro sistema di potere se non si è disposti ad ammettere che al di sotto del governo visibile c’è un governo che agisce nella penombra (il cosiddetto sottogoverno) e ancora più in fondo un governo che agisce nella più assoluta oscurità, e che possiamo permetterci di chiamare <<criptogoverno>>.”

Governo, sottogoverno e criptogoverno, e se fosse realmente questo il problema? E’ forse necessario, per cercare di capire cosa sta accadendo in Italia (e forse nel mondo intero), ricorrere a questi concetti e a ciò che lasciano appena intravvedere? E’ forse necessario cercare il potere invisibile che si muove all’ombra del governo visibile?

Un’ultima domanda: se in uno stato democratico per cercare di capire cosa accade occorre introdurre i concetti di sottogoverno e criptogoverno, siamo sicuri di essere ancora in uno stato democratico?
Alessandro Giovanni Paolo Rugolo

Scioperi, tasse, imposte, aumenti e chi più ne ha più ne metta

Siamo appena passati da un venerdì di passione per il trasporto pubblico e già si preannunciano rincari sulle bollette e sulla benzina per l’anno prossimo.
E gli stipendi … beh quelli non si toccano !!
La storia insegna che nel 1999, quando nasceva l’euro, 1 euro valeva 1,16675 dollari , oggi 1 euro vale 1,4850 dollari. Il dollaro, principale moneta di scambio al mondo si è deprezzato di ben 27% nei confronti dell’euro. Ma ciò non è del tutto positivo, perché se guardiamo l’economia del mondo intero vuol dire che comprare la merce in dollari conviene e comprare la merce in euro non conviene.
Riportato in Europa e ovviamente anche in Italia, le importazioni superano di gran lunga le esportazioni, e quindi gli stati per portare in pareggio i bilanci devono alzare il costo della vita. In effetti, se ci guardiamo in giro, da quando è stato introdotto l’euro anche i vari prezzi hanno avuto un aumento simile se non maggiore. Si badi bene, non è colpa dell’introduzione dell’euro in senso stretto, (anche con la lira sarebbe accaduto una cosa simile); il problema è che gli stati non sono riusciti a fare una politica economica per contenere tale disavanzo.
… e cosa dire dei salari?!, secondo voi i salari hanno subito un aumento del 27% per restare al pari col costo della vita ed avere lo stesso potere di acquisto ??
A livello statistico provate a vedere tra amici e parenti e scoprirete che gli unici stipendi aumentati sono quelli di senatori e deputati. Sono i soli che hanno mantenuto lo stesso potere di acquisto.
E noi si continua con scioperi, aumento delle tasse, imposte.
Ma proviamo ad analizzare un giorno di ordinario sciopero.
Con lo sciopero dei trasporti pochi hanno la possibilità di andare a lavorare …inclusi maestri ed insegnanti. Allora i genitori, da bravi genitori, piuttosto che affidare i figli alla strada ed inviarli in balia di chissacchì decidono di tenere i figli a casa, perché alla fine un venerdì di assenza non ha mai fatto male a nessuno. Però visto che c’è sciopero, anche i genitori non vanno a lavorare e magari prendono 1 giorno di ferie per allungare il ponte. E fin qui tutto regolare.
Quindi tutta la famiglia (che può aderire indirettamente allo sciopero), si alza più tardi, si fa colazione tutti assieme finalmente e ci si organizza per la giornata … come … un giro al parco, si incontrano amici e parenti che non si vedono da tanto tempo e … si va a fare spesa, ma si un po’ di sano shopping non fa di certo male. …magari si pranza fuori casa con un pranzo veloce e si va all’OUTLET perché si dice che lì i prezzi sono più bassi.
Proviamo a fare le tirare della giornata.
Premetto che il diritto di sciopero è sacrosanto perché è una conquista dei lavoratori e che se un lavoratore sciopera, rinunciando ad una giornata di salario un motivo lo avrà (giusto o sbagliato).
Vediamo una famiglia di 3 persone che si muove. Chi ha aderito allo sciopero ha speso almeno 30 euro per il pranzo e per sfizi vari di giornata, almeno 50 euro per regalini e pensierini vari per se e per la tribù di figli che si è portato appresso e non dimentichiamoci di un 10 euro di benzina. Se poi si ha la possibilità di abbondare, il pranzo al ristorante fa 70 euro; le spese almeno 200 e almeno 30 di carburante perché l’OUTLET più in là ha i prezzi più bassi.
In ogni caso 1 giorno di ferie in meno, si pagate ma sempre 1 giorno in meno da fare la prossima estate … per chi le ferie se le potrà ancora permettere.
Quindi alla fine della giornata
Chi ha scioperato ci ha rimesso parte del salario
Chi ha dovuto aderire allo sciopero ci ha rimesso dai 100 ai 300 euro ed oltre.
non male per un paese che si lamenta di tasse, imposte, aumenti ecc ecc
Il governo dice … beh così gira la moneta e l’economia si riprende.
È vero che se gira la moneta si riprende l’economia, ma c’è bisogno di un venerdì di passione per far girare l’economia !! …
Ma allora, il governo piuttosto di accettare questa situazione perché non previene gli scioperi … per esempio stando al pari con il rinnovo dei contratti e mantenendo il potere di acquisto dei salari dei propri lavoratori ???
Tanto se uno i soldi li ha li spende lo stesso e se non li ha non li spende lo stesso.
Ma più soldi si hanno, più se ne spendono e più se ne spendono più gira la moneta e girando la moneta aumenta l’economia. Pensate un po’ si ottiene lo stesso effetto di uno sciopero, ma siamo tutti più contenti.
Sarà questo concetto troppo difficile da far capire a chi ci governa???
Paolo Cartillone

Protagora...

Protagora di Abdera,
filosofo greco presocratico, visse ed operò nel V secolo a.C.
lui stesso si dichiarò "sofista".
Ma prendiamo in considerazione il dialogo "Protagora", scritto da Platone e vediamo solo qualche curiosità, come al solito chi vuole potrà trovare e leggere il dialogo per intero in qualsiasi biblioteca pubblica o, come faccio io, acquistarlo e tenerlo nella propria biblioteca!
I personaggi del dialogo sono due, Socrate ed un amico, Socrate racconta ciò che é accaduto qualche giorno prima tra lui e altri amici e conoscenti; tra questi Ippocrate, desideroso di porsi al seguito di Protagora, conosciuto già allora come un sofista disposto ad insegnare a pagamento...
Sofista... ma cosa significa?
Sofista significava sapiente o saggio, ed in quel tempo era riferito in particolar modo a coloro che insegnavano la loro scienza a pagamento.
Racconta Platone, di quando una sera Ippocrate si presentò a casa di Socrate invitandolo ad andare con lui per presentarsi assieme presso l'alloggio di Protagora, appena giunto in città.
Ippocrate aveva intenzione di pagarlo in cambio dei suoi insegnamenti.
Ma quali insegnamenti credi che riceverai? Dice Socrate all'amico...
Cosa credi che sia un sofista? Insiste...
Di quale parte del sapere è esperto il sofista? Lo interroga Socrate...
Ippocrate, chiamato insistentemente a dire la sua asserisce che il sofista è "colui che rende gli altri abili nel parlare"...
Ma Socrate non era ancora soddisfatto:
Dimmi Ippocrate, su quale argomento il sofista rende abili nel parlare?
Evidentemente intorno a ciò di cui si intende?
Già, ma in che consiste ciò di cui il sofista é esperto egli stesso e rende istruito il suo seguace?
Ippocrate deve arrendersi all'evidenza, non lo sa!
Socrate prosegue...
andiamo pure a parlare con lui, amico mio, ma stiamo ben attenti che il sofista non abbia ad ingannarci lodando la sua merce come i venditori del nutrimento del corpo, i commercianti all'ingrosso e i bottegai.

Così quei grandi, Socrate, Protagora e diversi presenti si "affrontano" in discussioni che, come direbbe Protagora, toccano tutto il campo del suo insegnamento, cioè:

"il sapersi condurre con senno, così nelle faccende domestiche, tanto da amministrare nel modo migliore la propria casa, come nelle faccende pubbliche, tanto da essere perfettamente capace di trattare e di discutere delle cose dello stato".

Intendi forse parlare di arte politica, e sostieni forse che tu sei in grado di insegnarla? Direbbe Socrate...

Si, certamente, l'arte politica si può insegnare e io la insegno, rispondeva Protagora! E lo spiega con un mito, un mito che parla di dei e non di uomini. Un mito della creazione, in cui Prometeo ed Epimeteo sono responsabili della distribuzione delle facoltà naturali tra tutti gli esseri appena creati. E per ultimo l'uomo... restato senza alcuna facoltà naturale, riceve da Prometeo la scienza della vita, il sapere tecnico e il fuoco (perché senza il fuoco il sapere tecnico non sarebbe servito!), rubati ad Atena ed Efesto...

E Protagora seguita nel suo racconto... e parla tra l'altro del significato della giustizia, dell'ingiustizia e della punizione.

Si punisce per la colpa commessa o per il futuro?
Per Protagora si "punisce pensando al futuro, sì che lo vede punito. E se tale è il suo punto di vista, significa ch'egli è convinto che alla virtù ci si possa educare: punisce, dunque, per distogliere dalla colpa".

E il tempo passava, e Socrate e Protagora parlavano e interrogavano l'un l'altro e convincevano e incitavano applausi, consensi, dissensi, diversità di opinioni... su scuola, insegnamento, politica, conoscenza della poesia antica... e Creta e Sparta e Talete di Mileto, Pittaco di Mitilene, Biante di Priene, Solone, Cleobulo di Lindo, Misone di Chene, Chilone di Sparta... conosci te stesso... nulla di troppo... difficile é mantenersi onesti!

E vizi e virtù: "E l'essere vinto da se stesso è ignoranza, il vincere se stesso sapienza....

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

Come io cambierei l'Italia

Sarebbe ora di finirla con le pagliacciate!
Non pensate anche voi?
E' iniziato il nuovo carosello che ci traghetterà fino al 13 e 14 aprile prossimo. Fino alle elezioni...
Ancora una volta assistiamo inermi alla grandiosa macchina della propaganda politica, indecisi non tanto sul chi votare quanto sul se votare... vista la totale inutilità del gesto!
Lamentele e ancora lamentele direte... proponi qualcosa, osserverete... e avete ragione!
Ecco la mia proposta per un'Italia diversa... per l'Italia nella quale mi piacerebbe vivere e non per quella in cui vivo!
Primo: chi ha la fedina penale sporca non può candidarsi alle elezioni, di nessun tipo o genere, e non può ricoprire alcuna carica politica o pubblica! Corollario: quanto detto vale anche per chiunque sia indagato, fino al riconoscimento della sua innocenza.
Secondo: i politici non hanno maggiori diritti dei comuni cittadini ma hanno maggiori doveri soprattutto nei confronti dei cittadini. Corollario: devono comportarsi sempre come il buon padre di famiglia, altrimenti devono essere allontanati dall'incarico che ricoprono (vedasi Napoli emergenza immondezza!). Secondo corollario, i politici non hanno diritto ad alcun vitalizio per il semplice fatto di aver compiuto mezza legislatura, è un privilegio che noi cittadini non possiamo accettare! Limite d'età: oltre i 55 anni d'età non si può più fare politica! basta con i vecchi che continuano a giocare con il nostro presente negando una anche se minima possibilità di cambiare in meglio a chi ha voglia di mettersi in gioco!
Terzo: basta con i privilegi di casta! E parlo di tutti i tipi di caste... Corollario: i medici devono fare un solo lavoro, o per la pubblica amministrazione o da privati fuori dalle strutture pubbliche! I magistrati idem, niente cattedra nelle Università, per intenderci... o l'uno o l'altro! Analogamente per ogni impiego statale, senza eccezioni!
Quarto: le tasse devono essere giuste ed eque, non è possibile che si aumentino le tasse perchè occorre risanare i conti pubblici e allo stesso tempo i nostri politici si aumentino lo stipendio! Corollario: se c'è da tagliare, si tagli per primo lo stipendio dei nostri amministratori, vista la loro incompetenza nella guida del Paese!
Cinque: Ordine! In tutti i campi, intendo. A partire dalle scuole e a finire nelle strade! Ordine significa tante cose, in primo luogo rispetto per le Istituzioni! Ma anche Polizia e Carabinieri per le strade, anche a costo di richiamare chi oggi è impiegato in missioni fuori dal territorio nazionale! Prima si pensa al nostro Paese, poi al resto del mondo, anche a costo di essere antipatico e politicamente scorretto!
Sei: l'istruzione è una cosa seria e comincia dalle scuole elementari... non è possibile che si arrivi alla laurea senza saper scrivere e leggere decentemente. Non è possibile che si svolga un lavoro che richiede la laurea senza avere le capacità ma solo perchè "mamma e papà" hanno avuto i soldi per mantenere gli studi a chi non aveva alcuna voglia di studiare... i risultati sono sotto gli occhi di tutti! E per ultimo ma non meno importante, i professori universitari, ad una certa età devono andare in pensione e lasciare il posto ai più giovani e meritevoli, non ai loro figli o nipoti!
Spero di non aver offeso nessuno, non è mia intenzione, spero inoltre che qualcuno abbia voglia di discutere com me su questi argomenti... per aiutarmi, tra qualche anno, ad entrare in politica e provare a cambiare l'Italia!
Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

In merito al programma politico...

Questa sera ho ricevuto una mail da un amico che ha voluto contribuire alla discussione sulla politica...

"In merito al programma politico, abolirei la politica non i programmi. Oramai fare politica sa di sporco e di poco concludente. Chi fa politica sembra che non sappia dove e cosa sia la realtà. Ti ricordi dei politici che non conoscevano il prezzo del pane o del latte? Prova a chiederlo a tua moglie e vedi come ti risponde!!!
Se politica significa distaccarsi dalla realtà e vivere in un mondo proprio al di fuori delle difficoltà che viviamo tutti i giorni, è meglio non fare politica. I politici decidono delle guerre, ma non sanno cosa sia la guerra. I politici decidono degli stipendi della povera gente, ma non sanno cosa significa lavorare per un mese e non arrivare a fine mese a pagare il mutuo o le rate della macchina o l'affitto di casa. I politici non sanno cosa significa essere trasferiti e non trovare la scuola per i propri figli. I politici non sanno cosa significa dire di no ad un figlio che vuole un nuovo giocattolo perché non si hanno i soldi per comprarlo.
Beh se essere un politico significa questo, sono contento di essere un normale cittadino e spero di non diventare mai un politico."
Grazie Danilo...
e chissà, forse hai ragione, ma perché non provare a cambiare le cose? Ormai ci conosciamo da un po... e credo che tu mi conosca abbastanza bene da sapere come la penso a proposito del cambiare le cose... il mondo è anche nostro e se così com'è non ci piace ma non facciamo niente per cambiarlo, allora è anche colpa nostra...
Io voglio provare a cambiare le cose... mi dai una mano anche tu?
Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

Progetto "Cambiamo l'Italia

Non vi siete mai sentiti stanchi di ciò che vi circonda?
Di ciò che vi viene imposto?
Non vi siete mai sentiti inermi e indifesi?
Insoddisfatti di come i vostri rappresentanti, quelli che avete votato, si comportano e agiscono?
Non avete mai pensato che si dovrebbe cambiare?
Non avete mai pensato di mettervi in politica per ricostruire tutto d'accapo?

E poi... cosa avete fatto?
Forse... niente?
Spaventati dalla enormità dell'idea di cambiare... o dalla consapevolezza di trovarsi tutti contro?
Eppure... se nessuno ha il coraggio, singolarmente, di farsi avanti... forse assieme si riuscirà a far qualcosa!
Ecco perchè nasce il mio progetto "Cambiamo l'Italia"...
Perchè sono stanco di stare a guardare... e, consapevole di non poter riuscire da solo, chiedo a tutti una mano... un aiuto, non per me ma per il futuro della nostra Italia!
Mi sono riproposto di usare i prossimi tre anni per studiare ciò che occorre sapere per entrare in Politica... e provare a dire la mia...
Come la penso? Vi chiederete...
Le pagine di questo blog vi aiuteranno a conoscermi...

Alessandro Giovanni Paolo Rugolo

Deputati a 18 anni e senatori a 25?

Oggi ho letto un articolo su "Il giorno" che mi ha fatto sorridere... il titolo era "Largo ai giovani in Parlamento - Deputati a 18 anni e senatori a 25".
Sembra infatti che il Governo abbia dato il via libera ad un ddl costituzionale che potrebbe portare, nel giro di qualche anno, i giovani diciottenni alla Camera e i venticinquenni al Senato.

"Finalmente! Largo ai giovani...
Finalmente svecchiamento...
Nel resto dell'Europa si va nella stessa direzione..."

Sembra quasi di sentire queste urla del popolo italiano che non vede il momento di vivere questa rivoluzione. Ma siamo sicuri che sia la strada giusta?

Una mia prima considerazione sullo svecchiamento: se si volesse realmente svecchiare il Parlamento non sarebbe più logico mettere un tetto massimo all'età di deputati e senatori invece che abbassare il tetto minimo dell'età?
Io farei così: I deputati non possono avere meno di 40 anni e non più di 50 anni!
I Senatori non possono avere meno di 50 anni e non possono avere più di 60 anni!
Questo sarebbe svecchiamento, non pensate?

Largo ai giovani, si dice... ma quali giovani? I figli dei politici? Cosicché i genitori possano guidarli per mano lungo la strada da loro percorsa?
E che mi dite, avremo gente che lavora una vita e gente che fa politica per la vita? Mi spiace, non condivido!

I giovani devono studiare, vivere, lavorare, possibilmente onestamente e solo dopo aver capito cosa significhi fare sacrifici e aver raggiunto il giusto livello di maturità possono, anzi devono, provare a far politica!

Vogliamo cambiare l'Italia? Sono d'accordo, ma non é questo il modo!
Per cambiare l'Italia dobbiamo far si che quello del "Politico" sia un incarico che non dà più benefici del lavoro onesto di chiunque di noi. Perché i politici hanno diritto alla pensione dopo appena mezza legislatura? Perché gli italiani devono invece lavorare per 40 anni? Perché nessun politico propone una legge del tipo: "la pensione dei Politici non può essere superiore alla pensione minima garantita a tutti"? Eppure, se ci fosse io lo voterei, se fosse onesto, sottinteso!

Un'altra domanda, nel mondo attuale, in cui la preparazione richiesta ad un funzionario statale di un certo livello è quantomeno la Laurea e la lingua inglese, avremo Deputati col Diploma e che parlano il dialetto?

Riflettete gente, riflettete... è vero che il titolo non fa la persona, ma cerchiamo di non esagerare!

Mi dispiace Ministro Meloni, non condivido la sua proposta!

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO